L’Irlanda e quel modo di attraversare i laghi

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di FEDERICO PACE  (tratto da “La libertà viaggia in treno”, Editori Laterza)

“La pianura ampia, che si perde nella distanza del paesaggio, si offre come sponda silenziosa ai viaggiatori che ancora sonnecchiano. I pascoli, la brughiera, i passaggi a livello. Craughwell e Gort sono le prime fermate. Poi si entra nella contea di Clare e giù fino a Ennis. Il cielo si rischiara e poi di nuovo le nuvole e la pioggia. Le acque del fiume Fergus e poi l’ampio estuario dello Shannon. Una meraviglia, un incanto.

La ferrovia gira proprio sopra il lago Ballycar e quasi sembra di andare sull’acqua. Il treno allora rallenta. Proprio qui, in questo punto, negli ultimi anni, si è dovuto fermare più di una volta. Qualcuno pare preoccuparsi, un ex ferroviere, che è partito di buon ora per mettere a tacere le irrequietezze di una certa età, va pure lui fino a Limerick. Non c’è nessuno che l’aspetta, nessun figlio, nessuna moglie. Da nessuna parte. È per quello che è partito.

Su questa linea ci ha lavorato a lungo. «Succede quasi ogni inverno.» Racconta, con la dignità che possono avere solo certi ferrovieri di una certa generazione, con l’orgoglio e il rimpianto per quel che è stato il treno e per quel che sono stati loro, che nel 2003 la Iarnród Éireann, la compagnia ferroviaria irlandese, ha alzato il livello dei binari di sessanta centimetri.

Che sia così presto, che siano da poco passate le sette del mattino, a lui non fa effetto, sembra appigliarsi ai suoi interlocutori come se fosse costretto da qualcosa, dalle sue preoccupazioni, a legittimare ancora il diritto a far parte di una comunità. «L’anno scorso – dice un altro – proprio qui la ferrovia era completamente scomparsa. Si era inabissata».

Ciascuno ha un racconto, un ricordo. Ciascuno lo condivide con qualcun altro, come se in quel modo, come si faceva nei tempi antichi, si potesse esorcizzare il timore che il treno finisca per fermarsi qui, ancora una volta in mezzo all’acqua. L’ex ferroviere, dopo aver guardato di nuovo fuori dal finestrino, dopo avere rivolto lo sguardo verso il filo d’acqua che raggiunge i binari e la distesa che si perde nella distanza, si concede un po’ di ironia, per sé e per la compagnia per cui ha lavorato una vita intera: «L’hanno pure rialzata la ferrovia, ma sembra che il treno non se ne sia accorto». Sorridono quasi tutti.

I racconti condivisi, le parole scambiate riescono a scongiurare il peggio e così il treno riprende il suo viaggio e si inoltra lungo le ampie distese verdi. Qualche piccolo viottolo, qualche casa e dei comignoli. Le strette stradine si insinuano, come fiumi di terra, nelle anse del mare d’erba e arrivano fino
a ciascuna casa.

Ogni dimora, dalla distanza del treno, appare come un’isola. A Sixmilebridge, i mulini, le fattorie e le colline lievi. Fuori dalla stazione di Limerick il treno si ferma per qualche minuto. Quando arriva al binario uno della stazione, il ritardo ha superato il quarto d’ora. L’ex ferroviere saluta di fretta, dice che deve prendere il treno per tornare a Galway.

Come tutti i giorni. Se ne va di fretta verso il suo gesto quotidiano, la sua idea di sopravvivenza, verso quel modo che ha messo a punto per salire, piolo dopo piolo, la scala delle proprie incertezze…”. (Federico Pace, La libertà viaggia in treno, Laterza)

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IN LIBRERIA:
—>> “La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)
—>> “Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)
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GLI EBOOK:
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—>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)