Un altro giardino al di là del lucente mare

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di FEDERICO PACE  (tratto da “La libertà viaggia in treno”, Editori Laterza)

“Il treno, allora, accelera e quasi ondeggia. A Silecroft salgono un padre, una madre e due bimbi piccoli. I quattro cominciano a mangiare dei sandwich preconfezionati di pane integrale. A Bootle, un ciclista aspetta al passaggio al livello con una divisa gialla fosforescente. Ancora il cielo bianco e il verde dei prati. Il mare è a un passo, ma si cela allo sguardo e lascia che il desiderio di rivederlo cresca ancora un poco. Mentre il treno va, il fratellino più piccolo dei due, per qualche istante, mentre il padre legge il «Sun» e la madre pare perdersi in qualche pensiero, si ferma a guardare il volto del più grande. Con gli occhi segue il filo dell’affetto, dell’ammirazione, e svela il bisogno di quel che intravede nell’altro: le tante attese, le tante speranze.

A questo punto, il mare comincia a svelarsi di nuovo. Se il viaggiatore
si alza in piedi nel bel mezzo del vagone, come se fosse una vedetta o un gabbiere issato sulla punta dell’albero di una nave, si accorge del mare che appare laggiù, vibrante d’azzurro. Per Nicholson il Mare d’Irlanda non era un orizzonte verso cui guardare per fuggire. Era quel che era. Non inseguiva con lo sguardo l’Isola di Man. Non cercava l’Irlanda, né tanto meno sognava di intravedere gli Stati Uniti. In una delle poesie che cominciò a scrivere proprio sul treno confessò che da qui, da questa costa, non ha senso pensare a quel che c’è oltre l’orizzonte. Quel che si vede qui, quel che raggiunge l’occhio, è già di per sé sufficiente, perché «non c’è un altro giardino al di là del lucente mare». La natura non ha alcunché di simbolico: è quello che è, ed è già molto così.

Forse furono anche queste parole che cominciarono a fargli trovare la strada. Il poeta T.S. Eliot lo chiamò per incontrarlo a Londra. Nicholson salì su un treno insieme a Enrica, che lo aveva aiutato a trascrivere e a battere a macchina il manoscritto, altrimenti illeggibile per colpa della sua calligrafia. L’incontro andò bene e l’importante casa editrice Faber & Faber gli pubblicò il primo libro. Tra le poesie inserite nella raccolta ce n’era una dal titolo Coastal Journey. Inizia così: «Un vento umido spinge le onde attraverso il tramonto; Non c’è più né mare né cielo». L’anno dopo Enrica lo raggiunse a Millom, incontrò il padre, ma la madre di lei ebbe un’improvvisa malattia e lei dovette tornare a Londra. Avrebbero trovato ancora modo per recuperare la loro strada insieme?…”. (Federico Pace, La libertà viaggia in treno, Laterza)

IN LIBRERIA:
—>> “La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)
—>> “Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)
—->> “Controvento”, Federico Pace, (Einaudi) – in libreria dal 16 maggio 2017)

GLI EBOOK:
—>>“La libertà viaggia in treno”, Federico Pace (Laterza)
—>>“Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza”, Federico Pace (Einaudi)